

204. L'assassinio del generale Dalla Chiesa.

Da: Mafia. L'atto d'accusa dei giudici di Palermo, a cura di C.
Stajano, Editori Riuniti, Roma, 1986.

Nell'aprile del 1982, il generale dei carabinieri Carlo Alberto
Dalla Chiesa venne nominato prefetto e inviato a Palermo per
coordinare la lotta contro la mafia. Il 3 settembre dello stesso
anno venne ucciso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e
all'agente di scorta Domenico Russo. Su questo gravissimo delitto
si sono fatte ipotesi agghiaccianti, come quella secondo la quale
gi nel 1979 Cosa Nostra avrebbe ricevuto l'incarico di uccidere
il generale da un personaggio politico che voleva impedire la
pubblicazione delle notizie rivelate da Aldo Moro alle brigate
rosse e delle quali il generale era a conoscenza. Il caso presenta
ancora lati oscuri ed inquietanti; quello che  certo  che il
generale Dalla Chiesa si trov costretto ad operare nel pi
completo isolamento, senza il sostegno delle istituzioni e privo
di mezzi adeguati, costituendo cos un facile bersaglio per la
mafia e per chiunque altro volesse eliminarlo. La denuncia di tale
situazione di isolamento venne fatta dallo stesso generale, come
risulta dal passo qui riportato, tratto dal libro Mafia. L'atto
d'accusa dei giudici di Palermo, nel quale, a cura del giornalista
Corrado Stajano,  contenuta un'ampia scelta della sentenza-
ordinanza del tribunale di Palermo per il rinvio a giudizio di pi
di 700 mafiosi nel novembre del 1985.
L'assassinio Dalla Chiesa dopo l'assassinio Moro  certamente il
delitto politico pi grave della storia della Repubblica. Le carte
di una sentenza giudiziaria sono di solito raggelanti. Le carte
sulla vita e sulla morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
rappresentano invece la certificazione drammatica e autorevole di
verit finora negate, nascoste, manipolate.
Il diario intimo del generale, ad esempio. Trasformato in
documento processuale, sembra ancora pi implacabile nella
denuncia, una requisitoria contro una classe dirigente
irresponsabile.
La nomina. Sto per diventare un'altra volta [aveva guidato gli
speciali gruppi antiterrorismo] strumento di una politica che fa
acqua da tutte le parti [...]. Tutto mi sa di ineluttabile e di
nuovo, di indecifrabile e di strano, quasi alle spalle tutto si
annullasse all'improvviso.
L'incontro con Andreotti. Poi ieri anche l'on. Andreotti mi ha
chiesto di andare e naturalmente, date le sue presenze elettorali
in Sicilia, si  manifestato per via indiretta interessato al
problema. Sono convinto che la mancata conoscenza del fenomeno
[...] lo ha condotto e lo conduce ad errori di valutazione di
uomini e di circostanze. Il fatto di raccontarmi che, intorno al
fatto Sindona [finanziere siciliano implicato in una serie di
torbidi affari in Italia e negli Stati Uniti], un certo Inzerillo
morto in America  giunto in Italia in una bara con un biglietto
da 10 dollari in bocca, depone nel senso. Prevale ancora il
folclore e non se ne comprendono i messaggi.
Il peso dei suoi segreti. L'Italia  stata scossa dall'episodio
[l'assassinio del parlamentare comunista Pio La Torre, ucciso
insieme all'autista Rosario Di Salvo in un agguato mafioso il 30
aprile 1982] specie alla vigilia del congresso di una DC che su
Palermo vive con l'espressione peggiore del suo attivismo mafioso,
oltre che di potere politico. Ed io che sono certamente il
depositario pi informato di tutte le vicende di un passato non
lontano, mi trovo ad essere richiesto di un compito davvero
improbo e, perch no, pericoloso. Promesse, garanzie, sostegni,
sono tutte cose che lasciano e lasceranno il tempo che trovano.
[...]  Mi sono trovato d'un tratto in... casa d'altri ed in un
ambiente che da un lato attende [...] i miracoli e dall'altro che
va maledicendo la mia destinazione ed il mio arrivo. Mi sono
trovato cio al centro di una pubblica opinione che ad ampio
raggio mi ha dato l'ossigeno della sua stima e di uno Stato che
affida la tranquillit della sua esistenza non gi alla volont di
combattere e debellare la mafia ed una politica mafiosa, ma
all'uso ed allo sfruttamento del mio nome per tacitare
l'irritazione dei partiti; [...] pronti a buttarmi al vento non
appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o
compressi.
Dalla Chiesa  ben consapevole dei rischi che sta correndo. Si
batte come se fosse in gabbia, scrive al presidente del consiglio
Spadolini che la lotta contro la mafia non deve essere implicita,
ma esplicita. Nella stessa lettera parla della famiglia politica
pi inquinata del luogo, parla delle operazioni di sottile o
brutale resistenza locale, quando non di rigetto da parte dei
famosi palazzi. E' appena il 2 aprile e gi esprime le sue
opinioni, o certezze, sulle promesse dimenticate, sulle garanzie
logorate.
Si sente mandato cinicamente allo sbaraglio per placare l'opinione
pubblica inquieta. Chiede poteri artigianali di coordinamento che
in quella torrida estate di vendette in cui matura la sua morte
non gli vengono concessi capziosamente o dolosamente. L'onorevole
Salvo Lima [democristiano ucciso nel marzo del 1992], capo dei
democristiani di Palermo, si esprime in modo gelido nella sua
testimonianza ai giudici: la DC isolana non ha contribuito alla
nomina di Dalla Chiesa, non si  opposta, non ha espresso n
plausi n perplessit, non ha preso ufficialmente posizione
durante la polemica sulla concessione dei poteri. I magistrati che
lo ascoltano, pare di capire, pi che perplessi sono esterrefatti
e sconcertati.
